Industria 4

Industria 4.0: cos’è, definizione

L’Industria 4.0 è da diversi anni al centro dei dibattiti nazionali sulla “nuova rivoluzione industriale” che dovrebbe trasformare l’economia italiana e mondiale.

Proprio per cavalcare questa trasformazione, nel 2016 fu varato un piano governativo che nel quinquennio successivo ha subito diversi cambiamenti, passando così da Industria 4.0 a Impresa 4.0, arrivando poi al piano nazionale della Transizione 4.0.

Ma che cos’è esattamente Industria 4.0? E quali sono gli incentivi che sono stati approntati per poter facilitare la transizione economica di cui facevamo cenno qualche riga fa?

Cos’è Industria 4.0

In sintesi, Industria 4.0 è un processo legato alla quarta rivoluzione industriale, quella che sta conducendo la produzione industriale ad essere completamente interconnessa e automatizzata. Una rivoluzione che si poggia sull’adeguato sfruttamento delle tecnologie digitali, il cui impatto nell’ambito delle direttrici di sviluppo non potrà che essere imponente.

Quali sono state le precedenti rivoluzioni industriali

Prima di comprendere da cosa è composta Industria 4.0 e quali sono le leve su cui si intende operare attraverso specifici incentivi, giova riassumere in brevità quali siano state le tre precedenti rivoluzioni industriali, e per quale motivo si ritiene che la quarta possa assumere una portata almeno paragonabile.

In particolare, la prima rivoluzione industriale fu quella che per la prima volta sfruttò in massa il carbone quale nuova fonte di energia di riferimento, e la macchina a vapore come mezzo più innovativo. Sorta intorno alla metà dell’Ottocento in Inghilterra, la prima rivoluzione industriale si diffuse poi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Sul perché fu proprio l’Inghilterra la patria della prima rivoluzione industriale non vi sono molte perplessità, considerato che questo Paese, all’epoca, era all’avanguardia mondiale negli studi scientifici, tecnici e politici, oltre che ricco di carbone.

Qualche decennio più tardi fu poi la volta della seconda rivoluzione industriale, questa volta più diffusa, sia negli Stati Uniti che in Europa. Sul territorio nordamericano furono perforati i primi pozzi petroliferi, fece la sua comparsa la luce elettrica, si perfezionò il telefono. Da questa parte dell’Oceano Atlantico vide la luce il primo apparecchio cinematografico, il primo motore a scoppio. Con la seconda rivoluzione industriale nacque altresì la società di massa, in cui le industrie producono enormi quantità di prodotti di serie, disponibili per un gran numero di persone.

Si arriva così alla terza rivoluzione industriale, quella a noi più prossima, favorita da alcune scoperte scientifiche e tecniche (come l’informatica) che hanno consentito il raggiungimento di risultati fino a non troppi decenni prima praticamente impensabili.

Durante la terza rivoluzione industriale il settore principale dell’economia diviene il terziario, quello dei servizi. Le economie nazionali sono sempre più interconnesse, e la circolazione delle informazioni è un flusso continuo che viene alimentato in ogni parte del mondo, contribuendo a far nascere l’idea di villaggio globale.

Da cosa è composta Industria 4.0

Si giunge dunque a Industria 4.0 e, ancor prima, alla quarta rivoluzione industriale, con un processo produttivo sempre più automatizzato e interconnesso. I perni su cu sui basa questa nuova rivoluzione sono sintetizzabili nei seguenti:

  • i dati: l’utilizzo dei dati è sempre più intensivo, declinato in concetti come i big data, gli open data, l’Internet of Things, il cloud computing;
  • l’analisi dei dati: una volta raccolte enormi mole di dati, occorre ricavare valore da essi affinché non rimangano un mero volume di numeri infruttuosi;
  • l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge la predisposizione e l’utilizzo di interfacce touch, di realtà aumentata e realtà virtuale;
  • la connessione tra digitale e reale: comprende – tra gli altri elementi – la stampa 3D, le nuove comunicazioni, la robotica e le nuovissime tecnologie.

Industria 4.0: tutti i piani dei governi

Sebbene non sia facile riassumere tutti gli interventi deliberati dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni in relazione a Industria 4.0, può essere utile cercare di riassumere in estrema brevità le principali tappe di questo percorso a cominciare dal 21 settembre 2016, quando il governo Renzi presentò il piano di governo per Industria 4.0, interno alla Legge di Bilancio 2017, con l’obiettivo di mobilitare per il 2017 investimenti aggiuntivi per 10 miliardi di euro, oltre a 11 miliardi di euro di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione, e 2,6 miliardi di euro di investimenti privacy early stage. L’ambizioso provvedimento includeva pertanto un insieme di incentivi fiscali, investimenti per la diffusione della banda ultralarga, formazione & co.

Tra gli incentivi fiscali, ricordiamo:

  • Iper e super ammortamento per supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, beni materiali e immateriali, purché funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi;
  • Nuova Sabatini, per sostenere le imprese che richiedono finanziamenti bancari per investire in nuovi beni strumentali, con contributo a copertura parziale degli interessi pagati alle banche;
  • Credito di imposta R&S, nella misura del 50% su spese incrementali in ricerca e sviluppo;
  • Patent Box, con tassazione agevolata sui redditi che derivano dall’uso di beni immateriali, come brevetti, marchi, disegni e modelli industriali;
  • Semplificazione amministrativa e agevolazioni per startup e PMI innovative;
  • Accesso al Fondo di Garanzia nella misura massima dell’80% dell’importo del finanziamento per operazioni di breve e medio lungo termine.

Con queste premesse, nel 2017 si è poi arrivati alla fase due del Piano Nazionale, con evoluzione nel progetto Impresa 4.0. Nel 2018, con il cambio di governo, sono state introdotte alcune modifiche al quadro precedente: tra di esse, l’abbandono del Super Ammortamento, la rimodulazione dell’Iper ammortamento, la comparsa della mini IRES, la riduzione del credito di imposta, il ridimensionamento del bonus Ricerca & Sviluppo, il rifinanziamento della Nuova Sabatini, e così via.

Un ulteriore sviluppo lo si è poi avuto nel 2019, con la creazione di una serie di contributi a fondo perduto sotto forma di voucher, utili per acquisire competenze professionali di supporto alle imprese che intendono investire in innovazione e tecnologie digitali. Nel 2020 si annuncia invece la nascita di Impresa 4.0 Plus, seguito infine dalle ultime novità sul piano Transizione 4.0, su cui si pone l’accento su internazionalizzazione, investimenti, credito di imposta e accesso al capitale.

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

Tra gli incentivi di Industria 4.0 uno dei più utilizzati è certamente il credito di imposta per investimenti in beni strumentali, volto a stimolare le imprese a effettuare impieghi in questa direzione.

Per il 2022 il credito di imposta ammonta a:

  • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro
  • 10% del costo per la quota di investimenti tra i 10 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Nel caso di beni strumentali immateriali tecnologicamente avanzati e funzionali, il credito è del 20% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 1 milione di euro.

Per altri beni strumentali materiali (ex Super ammortamento) l’aliquota è del 6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro, così come per altri beni strumentali immateriali.

Credito d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica

Altra misura fondamentale di Industria 4.0, l’iniziativa ha come obiettivo quello di sostenere la competitività delle imprese stimolando gli investimenti in ricerca e sviluppo e innovazione tecnologica. Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico, il credito d’imposta viene riconosciuto nella misura del 20% delle spese agevolabili nel limite massimo di 4 milioni di euro.

Per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati, il credito d’imposta è nella misura del 10% o del 15%. Per le attività didesign e ideazione estetica finalizzate ad innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano formale, non tecnico o funzionale, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese agevolabili nel limite massimo di 2 milioni di euro.

Credito d’imposta formazione 4.0

La misura è finalizzata a supportare le imprese nel processo di trasformazione tecnologica e digitale creando o consolidando le competenze nelle tecnologie abilitanti necessarie a realizzare il paradigma 4.0.

In questo caso il credito d’imposta è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300 mila euro per le micro e piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250 mila euro per le medie imprese
  • 30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 250 mila euro le grandi imprese.

Maggiori informazioni su Industria 4.0

Per maggiori informazioni su Industria 4.0 consigliamo di consultare il sito internet mise.gov.it.

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